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13-05-2010 News
Resoconto del 2° Fiction Day - L'immaginario prossimo venturo

Riportiamo di seguito i punti salienti emersi dal dibattito del secondo Fiction Day, che ha visto coinvolte figure appartenenti ai diversi ambiti creativi e produttivi della fiction italiana.



Come sarà la fiction che verrà? Si può parlare di crisi, declino o assestamento del genere fiction? E i professionisti del settore sono in grado di cogliere nella crisi nuove opportunità creative e stimoli narrativi? Queste alcune delle domande emerse nel corso del secondo Fiction Day che si è tenuto presso il Centro Congressi d'ateneo della Facoltà di Scienze della Comunicazione lo scorso 5 maggio. Elemento centrale che ha attraversato l'intero convegno è stato il tema della creatività; ossia quelle idee in grado di alimentare l'immaginario televisivo prossimo venturo. Le ultime tre stagioni hanno segnato una progressiva riduzione del volume orario della fiction italiana [...] Gli stessi ascolti hanno intrapreso una traiettoria discendente [...] Sulla base di questi elementi occorre, come dichiarato dalla Buonanno, "passare dalla logica della espansione produttiva a quella della distinzione creativa. Emerge con forza l'esigenza per la fiction italiana di operare nella direzione di una distinzione creativa intesa come riconcettualizzazione dell'industria culturale in industria creativa". Come ha aggiunto il prof. Morcellini: "La fiction non appare più né connettiva né identitaria; rappresenta un territorio di sperimentazioni culturali che non c'è, e risulta scandita da una ripetitività delle cosmogonie narrative". Eppure, pensando alla crisi come opportunità, è possibile mettere a punto nuovi concept seriali nonostante le riduzioni di budget e gli scarsi investimenti finanziari che attraversano il settore. Gli editori di canali digitali e tematici, ad esempio, disponendo di budget di programmazione ridotti, rappresentano una sfida per la creazione di contenuti originali a costi inferiori. A giudizio degli sceneggiatori, si deve poi restituire alla narrativa televisiva quel realismo e quella autenticità oramai perduta. Il più delle volte si crea solo una sceneggiatura e non un mondo possibile, complesso e completo, rinunciando alla centralità del mondo sociale di cui è portatore l'universo narrativo della serie. Spesso gli autori, come emerso nel corso del convegno, rinunciano a quella fondamentale capacità di stupire e di raccontare cose che la società non sa spiegare, di approcciare a linguaggi e tematiche nuove per intrattenere e sedurre il pubblico. Vivono nel contempo, come dichiarato da Daniele Cesarano, in un grado zero di autorialità, senza tutele concrete ed effettive. L'opportunità che dalla crisi la fiction italiana può cogliere risiede allora tutta nel riconoscere al centro dei processi produttivi il valore della responsabilità creativa, intesa come insieme di competenze che danno identità al prodotto e come innovazione nei contenuti.
GIOVANNI PRATTICHIZZO - estratto preso da Comunicalab.it




Sotto il titolo beneaugurante "L'immaginario prossimo venturo", della seconda edizione del Fiction Day, gli organizzatori si spingono oltre la fase di stallo, elencando le ragioni della crisi (situazione economica allo sfascio, tagli drastici soprattutto alla programmazione daytime di Rai e Mediaset, la difficoltà di star dietro al vitalissimo mercato americano) e concedendo alla produzione italiana uno sviluppo ancora possibile. Milly Buonanno, fondatrice dell'Osservatorio sulla fiction italiana, non parla di crisi del prodotto perché "la passione degli spettatori per i racconti di immaginazione, che nel mondo contemporaneo trovano pur sempre nella televisione il super narratore, non si spegnerà mai". Piuttosto formula ipotesi e proposte affinché la fiction made in Italy "si liberi dall'empasse" e punti su opere che "fondino le cosiddette industrie culturali, o le industrie dell'intrattenimento: la creatività, l'inventiva e le buone idee". Una lacuna nel genere viene sottolineata dal senatore Vincenzo Vita, commissario per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, per il quale "troppo spesso la scrittura è appiattita, rincorre modelli seriali e precostituiti". La crisi creativa è soprattutto nella lunga serialità. Seguendo i dati di ascolto degli ultimi mesi, spiega Fabrizio Lucherini, sceneggiatore, "trionfano le miniserie in due puntate e resistono solo due fiction lunghe come Un medico in famiglia e Don Matteo, giunte rispettivamente al sesto e al settimo anno". Manca la progettualità di più ampio respiro e si adattano allora format stranieri. Ma alla lunga non funziona: "tra il 2004 e il 2009 sono stati importati una quantità innumerevole di format; ma solo alcuni ("Un posto al sole", "Un medico in famiglia", "I Cesaroni") hanno fidelizzato l'ascolto. Degli altri si sono perse le tracce.
STEFANO CRIPPA - estratto preso da Il Manifesto


 
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